bertinoro-2017.jpgRiuscirà il Terzo Settore a compiere la sua “transizione” da settore residuale e compensativo schiacciato tra stato e impresa ad attore primario della co-generazione e ri-generazione sociale, in una fase di tumultuoso “cambio di paradigma” dei modelli di scambio sociale determinati dalla crisi economica del 2008? È questa la domanda chiave introduttiva delle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile, tenutesi il 13 e 14 ottobre 2017.

Come si vede, si tratta di una regressione della domanda e del suo fuoco di indagine dagli aspetti strettamente tecnico giuridico che concernono la cosiddetta Riforma del Terzo settore – pur da non sottovalutare, se si pensa che la transizione giuridica verso nuove fattispecie è ancora di fatto in fieri, finché non saranno adottati i non pochi decreti attuativi che dovranno precisarne il perimetro d’esercizio – ad aspetti più decisivi legati alla capacità effettiva del Terzo Settore, in fase di ri-forma, di dare a sua volta nuova forma ai processi sociali che attraversano, compaginano o scompaginano il Paese. È insomma in questione la capacità complessiva del comparto di articolare una normatività sociale senza la quale ogni iniziativa legislativa è destinata a restare lettera morta...

b2ap3_thumbnail_Intangibile.jpgIl CSV di Bologna ha organizzato il 6 aprile scorso un incontro dal titolo “L’intangibile nella progettazione sociale”. Questo incontro seguiva la pubblicazione di un numero di Vdossier dedicato allo stato attuale della progettazione sociale. L’incontro è stato interessante per vari motivi, ma quello che mi ha colpito maggiormente è che si è provato a parlare di tutto quello che fa parte della progettazione sociale, ma non è così codificato e definito.

È stata l’occasione per incontrare persone che provano anche a fare le cose diversamente, come Dino Cocchianella del Comune di Bologna…questa è stata un po’ la sensazione, essere tra persone che provano a realizzare progetti in modo un po’ nuovo. Ma nuovo come? Diversamente perché? Intanto va apprezzato che si è provato a parlare di progettazione sociale…

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Sei pronta/o a scommettere anche quest'anno sul Patto associativo e il programma APIS? Versa subito la tua quota! Come negli scorsi anni se vuoi puoi agevolarti versando in un’unica soluzione la quota per il 2017 e per il 2018 al costo di € 100 invece di € 120. Da quest'anno puoi pagare via Carta di credito o conto Paypal, oltre che tramite bonifico bancario:

     

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Nel 2017 realizzeremo nuovi incontri di formazione in streaming, quest’anno con un’attenzione privilegiata al tema della valutazioneRinnoveremo il Corso Base, e lo proporremo in modalità FAD per tutti quei nuovi soci e quelle nuove socie che hanno difficoltà a svolgere la formazione residenziale;

Andremo avanti sul progetto associativo di Norma tecnica sulla progettazione sociale, ai sensi della L. 4/2013, che confidiamo nel 2017 possa finalmente vedere la luce, coi nostri partner Forum del Terzo Settore e PMI Central Italy Chapter;

Il 2017 sarà anche l’anno del rinnovo cariche sociali – l’intero mandato dell’attuale Direttivo decade all’approvazione del Bilancio 2016, e dovrà essere rinnovato – e l’anno del consolidamento di quelle esperienze di gruppi territoriali a cui teniamo molto: si è attivato il Veneto Friuli, si è attivata l’Emilia Romagna, riprende quota il gruppo Lombardia. Speriamo di potervi comunicare al più presto le iniziative che stanno programmando.

Tutto questo è frutto dell’impegno di quei soci e quelle socie che scommettono sulle relazioni e la collaborazione personale “a km 0”, senza cui non c’è patto associativo che tenga:

Siamo una comunità professionale, coesa e consapevole che lo sforzo individuale che ognuno di noi giorno per giorno compie nel porre riparo a questo o quel guasto, nel costruire questo o quel servizio, con mestiere e sforzo personale, si accorda a quello di tutti gli altri, cospirando niente meno che a un cambiamento collettivo. Mentre il terzo settore e il welfare rischiano di ridursi, sulla spinta di un mainstream culturale e politico che punta in modo abbastanza unilaterale ad aumentarne il grado di competizione interna, a un pulviscolo di iniziative individuali (e pertanto inefficienti) noi sappiamo di operare per suturare le fratture comunitarie, dentro e tra le organizzazioni, tra organizzazioni e società, e all’interno di queste tra decisori e operatori dell’intervento sociale.

Buon anno associativo e grazie di essere ancora con noi!

Inviato da il in Vita associativa

Care socie e soci, a mo' di patchwork ecco a voi, per giusta e legittima gratificazione associativa, alcune reazioni a caldo dei partecipanti al nostro Corso Base VII Edizione, peraltro anch'essi felicemente soci. In testa una sorpresa: una breve videointervista improvvisata l'ultimo giorno, e fulmineamente montata coi potenti mezzi, e il network personale, di Karin Barbarossa e Marta Camporeale.

Con le parole di Valentina:

Sono sempre più convinta di aver fatto un esperienza costruttiva ed edificante,  non vi nascondo che  sono andata già alla ricerca di qualche bando di mio interesse. Spero solo nel contesto dove mi trovo di poter utilizzare tutte le cose apprese e di fare in modo che il progettista non sia solo strumento ma vero e proprio lavoro pieno di interessi e conoscenze.

Con le parole di Laura:

Un'esperienza formativa intensa sul piano dei contenuti e delle relazioni di colleganza. Adatto a neofiti di progettazione sociale e a chi già progetta, fornisce utilissimi strumenti teorico-pratici immediatamente spendibili e trasmessi da chi questo mestiere lo pratica.

Con le parole di Simona:

Corso di formazione per progettisti sociali APIS: Non so se ve lo consiglio....è un posto strano, in cui i docenti la sera vanno a consegnare la verdura per la loro cooperativa, in cui durante il corso di formazione, ti trattengono in aula un ora in più perché non hanno finito di "regalarti" il loro sapere!un corso durante il quale chi spiega, ti racconta i suoi metodi professionali, acquisiti grazie anche agli errori del suo prezioso passato! Insomma, stateci alla larga, perché sono troppo bravi per essere consigliati!!!!!

Con le parole di Karin:

Apis è prima di tutto un network di persone che condividono saperi in maniera etica e responsabile riguardo i temi della progettazione. Mi porto a casa una bella "cassetta degli attrezzi" grazie al corso appena terminato ma soprattutto la tessera soci!

Con le parole di Mariateresa:

Un corso che supera qualsiasi tipo di aspettativa: formazione di altissimo livello, docenti esperti e disponibili, cura per i dettagli ed una rete di professionisti. Le nozioni teoriche sono affiancate all'esercitazioni pratiche, consentendo così ai partecipanti di sviluppare competenze.

Con le parole di Diego:

Sono rimasto entusiasta dalla preparazione e dalla passione dei docenti. Molto stimolante lo scambio di opinioni con le diverse figure professionali presenti tra i partecipanti! Felice di aver scelto questo corso e di essere entrato a far parte dei soci!

Con le parole di Stefania:

Ottima la preparazione e la disponibilità dei docenti, ampie le opportunità di mettere in pratica la teoria appresa.

Con le parole di Manuela:

Per me Apis non è stata una scoperta ma una conferma. Ho potuto toccare con mano la forza di un comunitá professionale competente e consapevole che ci mette la faccia, che ci crede e che si mette in discussione. Riuscire a trasmettere e a far vivere tutto ciò a 30 persone provenienti da tutta l'Italia che hanno voglia di mettersi in rete credo abbia un potenziale enorme che aspetta solo di essere messo in campo.

b2ap3_thumbnail_vlcsnap-2017-03-04-08h59m13s013.pngMilano lunedì 20 febbraio ore 4:00. Sveglia. Dopo aver realizzato che non è mia figlia piccola ad avermi strappato al sonno, mi ricordo che devo partire. Progettazione sociale.

5:35. Sono sul treno quasi deserto e fantastico… avrò fatto bene? Ne varrà la pena? Cosa imparerò? Chissà quali casini mi aspetteranno dopo una settimana lontano da lavoro? Progettazione sociale.

300km all’ora e io guardo un film; Roma non è poi così lontana. Ma si, in fondo la sera dopo aver telefonato alla famiglia avrò persino il tempo di lavoricchiare. Oppure, quasi quasi, questa sarà l’occasione per staccare, per riposarsi un po’… Progettazione sociale.

9:20 Roma Scout Center, entro in aula con un ritardo calcolato… in fondo vengo diretto da Milano. Hanno appena iniziato, per fortuna non mi sono perso molto. Nella stanza 30 persone: Educatori, Psicologi, Assistenti Sociali, Economisti, Avvocati, Ingegneri, Giornalisti provenienti da tutta Italia tranne che dalla Lombardia, questa non me l’aspettavo. Progettazione Sociale.

Ore 18:30 fine di una prima giornata di formazione intensa. Le 4 ore di sonno si fanno sentire ma ora incomincia la parte che ho sempre apprezzato delle formazioni residenziali: il lento, progressivo ed inesorabile scambio di esperienze che avvicina perfetti sconosciuti e li rende per pochi giorni un gruppo dotato di una forza e una coesione fuori dal comune. Progettazione sociale, ma un po’ anche gita scolastica.

I giorni successivi sono un susseguirsi di scoperte, dubbi, illuminazioni, fatiche, conferme, sorprese. 9 ore di aula al giorno. E poi, discussioni interminabili, confronti accesi, consigli gratuiti, scambiando sorrisi, preoccupazioni, aspirazioni, entusiasmo, voglia di cambiare e paura di quello che sarà. Ma siamo Italiani e percui anche km a piedi per Roma illuminata, cene sempre più familiari e perché no, del buon vino. Dormo meno che a casa mia. Progettazione sociale.

Venerdì 24 febbraio ore 22:32 luogo non meglio definito a nord di Bologna. Torno verso casa e lunedì sarò di nuovo al lavoro. Mi chiederanno “come è andata?” e forse qualcuno anche “e adesso che si fa?”. Già, è questa la domanda? Adesso che si fa? Siediti che ne parliamo… Progettazione sociale.

Fabio Rech

b2ap3_thumbnail_DSC_2143-min.jpgUn’altra edizione del Corso Base si è chiusa. Non c’è stata occasione formativa in questi anni, dal 2009 a oggi, che non abbia lasciato in noi tutti la gratificante sensazione di aver fatto qualcosa di utile, di marginalmente utile, per il nostro settore, e quindi indirettamente per tutti coloro a cui si indirizzano gli effetti del nostro lavoro di progettisti sociali.

Ma questa aula è stata a suo modo unica. Per la prima volta abbiamo avuto la rappresentazione plastica della dimensione nazionale che la nostra comunità professionale, con tenacia sprovvedutezza e coraggio, è andata assumendo. Professionisti da tutte le regioni, dal sud dal nord e dal centro, concentrati in una bella sala 30x30, perfino un tantino accademica, e in un contesto residenziale che, per chi ha risieduto presso l’ostello, aggiungeva quel tanto di effetto estraniante all’esperienza formativa, come un campo scuola. E poi un raffinato blend di esperienze e professionalità che neppure se avessimo voluto avremmo saputo comporre con tanto sapiente equilibrio: assistenti sociali, avvocate, giornaliste, psicologhe, pedagogisti, economisti, educatori ed educatrici. Persone e professionisti di diversa tempra e militanza, chi con le scarpe consunte da un tratto di strada già lungo, chi in procinto di mettersi in camino. Chi immerso sino alle midolla nel proprio contesto organizzativo, chi in cerca di una prima casa, uno spazio umano in cui esercitarsi e scambiare beni professionali.

Che resterà ragazzi di questi giorni? Ovvero: che precipiterà nella vostra storia professionale e umana di ciò che siamo andati agitando in questi giorni? Più che una domanda questo è un topos letterario, su cui si incaglia ogni docente ben intenzionato a conclusione di un ciclo formativo. Tornando a casa tra me e me venerdì, del tutto inconsultamente, ripetevo un versetto dell’inno all’amore di Paolo di Tarso:

Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà (1Cor 13, 8-10).

Nessuno degli strumenti e delle nozioni che vi abbiamo consegnato, con tutta l’acribia di cui eravamo capaci, ha carattere ultimativo. Siamo consapevoli del carattere di espediente di ogni griglia logica trasmessa, da imprimere su quel vasto e indeterminato campo che sono le comunità umane. E in ogni caso tutto questo scaltrito strumentario chiederà di essere trascritto e appropriato da ciascuno di voi, nelle pazienti e umilissime pratiche artigianali dei giorni che vi attendono. Ma le relazioni, quelle sì, resteranno. La percezione di uno studio comune, di uno sforzo comune, di un cambiamento da imprimere alle nostre società radicalmente sproporzionato agli sforzi individuali, e dunque tale da esigere alleanze partendo proprio dalle solidarietà professionali, che possono saldarsi solo nel crogiuolo di una comune passione. Dunque mediante uno sforzo meta-logico e pre-metodologico, etico ed emozionale insieme, contagioso come è contagiosa la generosità e la sensatezza che pretendiamo dal nostro lavoro.

Questo ragazzi, socie e soci, è ciò che intendiamo per comunità professionale. Buon lavoro a tutti e grazie di essere con noi!

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Care socie e soci,

come probabilmente sapete il nostro Corso Base, in programma dal 20 al 24 febbraio prossimi, ha avuto anche quest’anno il “solito” successo. Le iscrizioni hanno raggiunto il tetto massimo di partecipanti con 11 giorni di anticipo sulla scadenza ultima, che avevamo fissato al 10 febbraio, e purtroppo anche quest’anno qualcuno è rimasto fuori della porta.
Credetemi, condivido con voi questo risultato senza alcun desiderio di autoincensazione, prendendolo per ciò che: l'ennesimo segnale di un marcato bisogno di competenza e specializzazione che il nostro settore esprime rispetto alla progettazione sociale. Il nostro merito esclusivo è stato recepire questo bisogno, probabilmente perché lo avvertivamo noi stessi nel 2009, quando è iniziato il nostro cammino.
I trenta partecipanti sono tutti soci e socie, per la massima parte di nuova iscrizione. Come di consueto concluderemo il Corso con un momento conviviale di brindisi finale. Non sarebbe bello se veniste anche voi, per fare un’accoglienza calda a questi nostri nuovi amici di tutte le regioni d’Italia? Sarebbe anche una bella occasione per rincontrarci e condividere un po’ i nostri percorsi, cosa che non accade da parecchio tempo. L’appuntamento è per venerdì 24 febbraio alle 17.00 presso il Roma Scout Center, in Largo dello Scautismo 1 Roma (zona Piazza Bologna). Se pensate di venire fatecelo sapere, rispondendo solo a info@progettistisociali.it e non a tutti i destinatari in copia (evitiamo un po’ di spam…).

Un abbraccio a tutti, sperando di incontrarvi presto.

Inviato da il in Politica & Società

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Caro Tullio,

questo 2017 si apre con una cattiva notizia: d'ora in avanti dovremo fare a meno della tua intelligente e appassionata compagnia. Mi permetto la confidenza del tu, ora che ci hai lasciato, perché in tutti questi anni ti ho guardato come un maestro, devo dire fin dai tempi delle lezioni universitarie, e ai veri maestri si finisce per volere bene come a dei familiari.

Avverto con te un debito grande, che è di tutti coloro che come me si occupano di "sociale": sei stato tra i pochi ad aver spostato la riflessione linguistica molto oltre il perimetro del dibattito accademico, puntando in ogni momento della tua parabola intellettuale alle questioni sociali autentiche del Paese. Nessuno più di te ha intuito e insistito sul nesso esistente tra lingua, istruzione e democrazia. Perché, come ripetevi spesso, la democrazia è "discutidora", e chi non è in grado di discutere con gli altri, padroneggiando la tecnica fondamentale della lingua, è tagliato fuori da ogni possibilità di intesa e auto promozione. Nessuno più di te ha fustigato gli usi, gli abusi e i tic linguistici delle élites italiane - e quanto spesso io stesso mi sono sentito fustigato - irridendo il malcostume delle burocrazie e delle amministrazioni pubbliche con quei loro codici linguistici arruffati, barocchi e incomprensibili, che stigmatizzavi come forma di autentica maleducazione...

Inviato da il in Vita associativa

b2ap3_thumbnail_desiderio.jpgCare socie e cari soci,
mentre anche quest’anno procede oltre la sua mezzanotte, superando il suo punto più oscuro, penso a che auguri formulare, a noi che per mille versi lavoriamo all’umanizzazione del mondo, delle centinaia di mondi di vita in cui con tutta modestia, con scarsi mezzi e giorno per giorno operiamo.

Non credo sia troppo affermare che il senso ultimo della progettazione sociale sia umanizzare i tempi e i luoghi che attraversa, perché ciascuno sia disalienato, restituito a sé e agli altri. Forse questo è in radice lo scopo di qualunque lavoro. Senz’altro questa è la matrice remota del Welfare: Ricoeur lo insediava al centro della sua etica, definendolo così: “Una vita buona, con e per gli altri, all’interno di istituzioni giuste”.

Io credo che, nel complesso capitale sociale a cui occorre attingere per un tale scopo, due risorse risultino oggi particolarmente scarse: la fiducia e il desiderio.

La fiducia è quella traiettoria che mi porta a intrecciare il mio sentiero con quello di un altro, alleandomi con lui in vista di uno scopo comune, o di un reciproco vantaggio, scommettendo che in questo modesto esodo da me non sarò né diminuito né annichilito. Ormai sappiamo che la dinamica sociale della fiducia è persino un fondamentale economico, e che senza di essa non c’è uscita possibile dalla stagnazione. Giustamente osservava Michele Serra che

Il problema — profondo — è che senza fiducia negli altri una società non ha alcuna prospettiva di migliorare, forse nemmeno di sopravvivere. Anche perché costringe ognuno a sopravvalutare fino al ridicolo (e fino alla rovina) le proprie capacità di fare a meno delle competenze altrui (La Repubblica, 6 settembre 2016).

Ma la fiducia ha anche il carattere del rinvio: sospende un soddisfacimento autonomo e immediato, e lo rinvia all’incontro e alla mediazione con altri. La fiducia è asincrona, fonda cioè il desiderio. E il desiderio a me sembra sempre più la sola forza propulsiva di civiltà e umanizzazione della storia: è in quanto desideriamo oltre il soddisfacimento dei nostri bisogni individuali che come singoli e comunità progrediamo. Progrediamo in quanto speriamo, ed è dalla qualità dei nostri desideri e speranze collettive che decifriamo la qualità del nostro progresso.

Ora, dei molti auguri da formularci in questo Natale, io sento di poterci augurare proprio questo: di essere noi anzitutto fiduciosi e desideranti, perché un progetto non è altro che questo: un rinvio al futuro, al desiderabile, una scommessa su ciò che non è dato, e che per essere ottenuto richiederà mediazione con altri, incontro e negoziazione, uscita dai perimetri organizzativi e personali:

Può darsi che domani spunti l'alba dell'ultimo giorno: allora, non prima, noi interromperemo volentieri il lavoro per un futuro migliore” (Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e Resa)

Auguri socie e soci!

Antonio (Presidente)

 

Inviato da il in Politica & Società

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Cos'è un progetto? È un sogno con delle scadenze.

(Duccio Demetrio)

Inviato da il in Vita associativa

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Dopo lunga e felice incubazione, apre i battenti anche in Veneto e Friuli un gruppo APIS Locale. I fatti di norma accadono se le idee sono buone, e se qualcuno si prende briga di applicarle. Noi non facciamo eccezione alcuna: che l'idea di costruire comunità professionali e legami di scambio e collaborazione tra progettisti sociali sia buona non abbiamo dubbi, e d'altronde è la nostra regione associativa. Ma occorrono teste e gambe su cui far correre le idee: dopo la Lombardia e l'Emilia Romagna, ne abbiamo trovate di eminentissime (di teste) tra i soci e le socie del Veneto e del Friuli Venezia Giulia.

Così, per l'impulso dato da Tommaso Bertinotti e Pio Mason, abbiamo avuto lo scorso 7 ottobre a Dolo (VE), presso la sede dell'Associazione Il Portico (che ringraziamo per l'ospitalità), l'enorme piacere di tenere a battesimo la nascita del gruppo locale APIS Veneto Friuli Venezia Giulia. Erano presenti oltre a Tommaso e Pio anche Nadia Mocellin, Carlo Naccari, Francesca Oliva. Annaleda Mazzucato e io in rappresentanza del Direttivo Nazionale (ma Annaleda, padovana trapiantata a Roma, è un perfetto trait-d'union).

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Ripercorriamo, in forma di dialogo, il penultimo evento di Mentoring, sulla progettazione formativa. Hanno partecipato i soci Jamil Amirian, in qualità di mentor, e le socie Paola Casadei e Manuela Virtuoso.

Le domande di Paola:

A Quali ambiti si rivolge la formazione? Come Individuare il gruppo dei beneficiari? Formazione come attività che da elementi concreti? Formazione volontari? Posso partire da beneficiari extracomunitari per farli coinvolgere in azioni a restituzione sociale? Chi li può formare?

Le domande di Manuela:

Se penso alla progettazione formativa mi vengono in mente due criticità principali:
quanto nell’analisi dei fabbisogni formativi prima e di conseguenza nell’ideazione e realizzazione del percorso formativo poi, non ci si soffermi in maniera adeguata sul livello motivazionale. Cerco di spiegarmi meglio, nonostante chi più chi meno conosce l’importanza della motivazione sui risultati, spesso non si sa bene come implementare questo aspetto nella progettazione formativa;
Di conseguenza mi riallaccio alla seconda, la sfida di utilizzare strumenti (es il bilancio di competenze, test delle ancore ..) o anche altri di cui ancora non ho conoscenza, contestualizzandoli però in base agli obiettivi, ai destinatari e all’organizzazione nella quale si è chiamati ad operare. Quando una progettazione formativa costituisce una progettazione sociale? La prima risposta che mi viene in mente è: quando c’è un’intenzionalità nel produrre dei cambiamenti sociali che abbiamo un impatto positivo, che siano orientati a dinamiche di inclusione sociale, di innovazione sociale, di riconoscimento sociale, ma anche di responsabilità sociale.

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Riassunto della storia

Iniziamo con una premessa, che ormai facciamo con una certa consuetudine: gran parte della nostra esperienza di operatori, delle nostre capacità e della nostra quotidiana attività non potrà mai essere esplicitato e condiviso e resterà un nostro patrimonio personale, privato.
Ma allo stesso tempo, vi sono molte competenze e pratiche che possono invece essere codificate.
Il quesito che torniamo a porre è: ha senso farlo?
Definendo le competenze dei progettisti, non si rischia di appesantire e imbrigliare qualcosa che è direttamente determinato dalla capacità di ogni singolo operatore? Non si rischia di limitare l’iniziativa, la creatività e la tipica capacità di adattamento dei progettisti?
L’impressione, su questo preciso aspetto, è esattamente opposta, ovvero che solo se si cerca di identificare e promuovere le competenze più rilevanti messe in atto dai progettisti sociali, si contribuisce realmente a consolidarne la funzione, permettendo la crescita delle organizzazioni e il miglioramento dei servizi. Questo, certo, comporta che il percorso di definizione avvenga in modo concertato, aperto a revisioni, costantemente validato nelle pratiche, e non divenga un vincolo formale...

MentoringCare socie e soci,
come anticipato, ad aprile avvieremo questa nuova sperimentazione, che un po’ pomposamente abbiamo chiamato “Angolo del mentoring”. Di che si tratta? Ascoltandoci, leggendoci, incontrandoci in questo ultimo anno una cosa ci sembra di averla ben compresa: la verità è che molti di noi sono soli nello svolgimento della propria funzione. La dimensione di gruppo, di equipe, di staff nella quale competenze diverse si integrano tra loro, con una giusta e ben calibrata proporzione di entusiasmo giovanile (o degli inizi) e matura esperienza professionale, non è propriamente un dato organizzativo comune. Più frequente che il progettista sociale faccia un po’ tutto, distendendosi come un elastico tra campi di saperi e competenze molto diverse tra loro (oh quanto è eclettica la progettazione sociale!), apprendendo qua e là, rubacchiando qua e là. Sarebbe tutto più piano e semplice se ciascuno di noi, dove non arriva la sua preparazione ed esperienza, potesse contare sulla spalla di un collega più esperto. Del resto: chi in questo come in altri campi della vita non riconosce di aver contratto un debito enorme verso quei colleghi che hanno avuto sufficiente generosità e pazienza nel trasmettere la propria esperienza? Oh, per inciso: APIS, tra le altre proprie ragioni istitutive, esiste proprio per sviluppare relazioni professionali di questo tipo!

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Care socie e cari soci,
abbiamo trascorso un 2015 intenso e stimolante, denso di fatti nuovi. Dall’incontro col CENSIS, a gennaio, sulla situazione sociale del Paese al VI Corso Base, a novembre, che ci ha visto accogliere 30 nuove socie e soci nella nostra Comunità professionale, provenienti da contesti regionali e impegnate in ambiti di intervento uno diverso dall’altro. In mezzo abbiamo assistito ai primi passi mossi dal gruppo locale della Lombardia, costituitosi a marzo in un incontro con Riccardo Bonacina, Direttore di Vita, sulla Riforma del Terzo Settore. E da un capo all’altro dell’anno si è snodato il lavoro per quel grande obiettivo associativo che è la pubblicazione, con UNI, della prima norma tecnica sulla professione del progettista sociale. Un cammino scandito da un nuovo modo di comunicare, attraverso questo sito e questo blog interamente rinnovati, sviluppati per far crescere con spunti e stimoli la nostra base sociale, e una newsletter mensile con una rassegna di bandi e altre opportunità e notizie dalla vita dell’Associazione. Oggi siamo 135 socie e soci, presenti e attivi in 15 regioni italiane. I nostri gruppi locali sono due, a Roma e in Lombardia, ma qualcosa … si muove anche in Emilia. 

b2ap3_thumbnail_babele.jpgApprofitto di questo spazio per condividere questo mio dilemma: la retorica progettuale lascerà mai uno spazio, anche un angolino, al Quadro Logico? Riporto questo dubbio, che personalmente trovo molto stimolante, e che mi sta accompagnando dalla conclusione del VI Corso per Dirigenti e Progettisti sociali. Combatto, con poche armi e poche speranze, una personale lotta continua contro formulari assurdi e commissioni spesso poco competenti.... 

Condivido allora con altri progettisti questa mia difficoltà: far emergere la logica progettuale, in mezzo a paletti, vincoli, regole, copia e incolla a volte ridicoli, lessici non condivisi, numeri di pagina, numeri di righe, numeri di parole, spazi inclusi-spazi esclusi... Inizio oggi la redazione per un progetto al quale tengo particolarmente: con sfacciataggine e coraggio il Quadro Logico quantomeno questa volta lo cito, all'inizio del progetto. Personalmente penso di correre un rischio con la commissione che valuterà: se la indispettisco alla tredicesima riga, ho chiuso. Ho appena elaborato un artificio che spero permetta di far vedere che una logica progettuale c'è, esiste, pur nel rispetto di quella retorica progettuale, che temo prima o poi porterà tutti a dire le stesse cose, nello stesso modo, con gli stessi schemi, appiattendo del tutto la progettazione, facendo prevalere la forma sui contenuti. Per non parlare poi delle grafiche accattivanti, delle impaginazioni da grafico professionista, delle citazioni ad effetto, delle stampe a tremila colori, dell'impatto emotivo, che ho paura a volte premino più dei contenuti. Butto là queste due riflessioni,in attesa di un workshop sulla pratica testuale, che qualcuno mi ha promesso.
Nel frattempo io continuo a coltivare il mio dubbio. Chiudo -o meglio, lascio aperto!- con una citazione (omaggio al Presidente di Apis): 

La verità non vuol altro dio all'infuori di sé. La fede nella verità comincia con il dubbio in tutte le «verità» credute sino a quel momento. (Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano)

Mariella Possanza

Inviato da il in Vita associativa

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Care socie e cari soci, 
nel pensare che augurio farvi e farci per questo Natale e questo nuovo anno, mi piace pensare alla nostra comunità professionale come a un “resto”. Il resto del terzo settore, il resto del privato sociale, il resto del welfare di questo paese, che è già resto di suo. Quel resto tenacemente intento ad operare una riappropriazione dell’essere comunità civile, mentre le società in cui viviamo fuggono a precipizio, come ci ricorda ancora una volta De Rita nell’introduzione al Rapporto Censis 2015, verso una molecolarizzazione dei rapporti sempre più fine, verso una frantumazione dei corpi sociali in piccole aggregazioni, tanto simili a consorterie difensive.

Questo resto che siamo noi, e che è chiunque applica la progettazione sociale come ponte tra un presente insoddisfacente e un futuro inconfigurato ma oggetto di un potente desiderio, in fondo compie un solo sforzo, per quanto poliforme: innova, sperimenta, ricerca e studia forme inedite di aggregazione e coesione sociale, che intermedino appunto la riappropriazione di un’identità collettiva per molti versi spezzettata in rivoli identitari. Perché perfino l’umile e artigianale gesto del compilare un formulario, che così di frequente ci tocca, costringe noi più di altri a riflettere sul significato di ciò che poniamo in opera, e a non ridurre l’azione sociale a un mero calcolo di razionalità economica.

b2ap3_thumbnail_crociato.jpgDai fatti di Parigi in poi (ma era già successo dopo l'attentato alla sede di Charlie Hebdo) più di qualche intellettuale ha preso il vezzo di accostare terrorismo e crisi dei valori ad Occidente. Lo ha fatto di recente Giuliano Ferrara su Il Foglio, cui ha risposto Michele Serra nella rubrica quotidiana L’Amaca. Ma lo aveva già fatto il filosofo cattolico Fabrice Hadjadj dalle colonne de Le Figaro il 5 giugno 2015. In rete poi è tutto un sobbollire di commenti inveleniti, ben più sguaiati e trinariciuti dei propri modelli, che schiumano rabbia bipartisan per l’efferatezza del carnefice e per l’inanità della vittima.

Lo schema di pensiero lo riassumo così: l’occidente e la sua vacuità di valori e ideali, l’occidente e il suo fiacco decadentismo postilluministico ha finito per produrre, col terrorismo islamico, niente meno che il suo altro. Daesh sarebbe l’ombra del nostro way of life, molle e nichilista. Insomma: il fondamentalismo islamico e il suo tenebroso potere di seduzione degli animi, storditi come siamo dai fumi dell’alcool e delle droghe e dagli afrori del sesso più sfrenato, un po’ ce lo meritiamo. E quindi è necessario promuovere in Europa un agguerrito Kulturkampf, che opponga al cupio dissolvi islamico un integrismo “terzo” tra il disfacimento morale dei nostri tempi molli e sfibrati e la furia sterminatrice nutrita di idoli religiosi di questi imbecilli.

C'è un'Ape che se posa su un bottone de rosa lo succhia e se ne va... Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa.

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Questa poesia di Trilussa è talmente famosa (e abusata) che quasi non volevo usarla per il mio incipit, ma riassume talmente bene l'esperienza vissuta durante la partecipazione al corso che mi sembrava impossibile non farlo.

Già, come un'ape persa nel cielo del III settore, mi sono imbattuto nel VI corso per progettisti sociali organizzato da APIS è davvero l'ho scoperto essere "un bocciolo di rosa" fra i tanti variegati fiori di offerta formativa che affollano il prato, non solo per i contenuti ma (e soprattutto) per la qualità e la sensibilità dei docenti e della segreteria.

Fortuna ha voluto che ci fosse altrettanta qualità e sensibilità fra i discenti. Tanta gioia mi ha fatto pensare che dovevo darne almeno una piccola testimonianza, che è questa qua. Mi preme solo aggiungere una cosa: quello che la poesia non dice (perché a Trilussa come poeta non interessa) è che il nettare che abbiamo succhiato, ci darà la piena felicità solo se sapremo trasformarlo (nel nostro piccolo) in salubre miele. E questo allora è l'invito che faccio alle tante laboriose api che erano con me, buona progettazione.

Dario Fani
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Vi dovevamo un aggiornamento sullo stato del progetto di approvazione della prima Norma Tecnica sulla progettazione sociale, in collaborazione con UNI a norma della L. 4/2013.

Ricorderete che vi avevo raccontato di come il 28 maggio si sarebbe riunita la Commissione Servizi, l’articolazione UNI che coordina le richieste di normazione tecnica avanzate dopo l’adozione della L. 4/2013, per deliberare sulla proposta di costituzione formale e avvio del Gruppo di lavoro sul nostro progetto di normazione tecnica.

Ci siamo! La Commissione servizi così si è espressa:

La Commissione prende atto dell'esito delle riunioni e delle teleriunioni informative che hanno mostrato che l'interesse per preparare una norma sulle competenze del progettista sociale esiste. Le parti interessate, pur con una limitata presenza, sono tutte state contattate e hanno confermato la propria disponibilità a collaborare alla preparazione della norma. La Commissione conferma pertanto la decisione presa il 1 ottobre 2014 e chiede di formalizzare la costituzione di un gruppo di lavoro. (UNI, Commissione Servizi, Decisione 25)

il 29 luglio abbiamo fissato a Roma un nuovo incontro del gruppo, a cui partecipano tra gli altri Forum del Terzo Settore, ISFOL e Ministero Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale per le politiche attive, i servizi per il lavoro e la formazione. Pur trattandosi di un appuntamento in serie ai precedenti, è di fatto il primo formalmente convocato, come prima riunione del gruppo di lavoro UNI, interno alla Commissione Servizi.

Prossimi passi? Partirà l'inchiesta pubblica preliminare, una procedura UNI per garantire il massimo di trasparenza al processo in cui si rende pubblico il progetto di norma, in modo che chiunque abbia pregiudiziali in merito le possa far valere.

Alè!

Antonio

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